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per la resistenza morale e civile
Il Futuro della Democrazia e la Crisi Globale
post pubblicato in pensiero critico, il 13 dicembre 2011


Il Futuro della Democrazia e la Crisi Globale

Uno Spettro si aggira per l’Europa, così Marx nel 1848 apriva il Manifesto del Partito Comunista, oggi non è più lo Spettro del Comunismo ad aggirarsi per il Vecchio Continente, ma lo Spettro della Crisi. Tutti noi ci riempiamo la bocca con la parola Crisi ma sappiamo cosa significhi dal punto di vista dell’Etimologia e della Semantica? Crisi deriva dal greco KRINò e significa due cose congiunte: Separo – Decido.

La Crisi è dunque un Momento di Separazione e di Decisione, ovvero un Momento Complesso di Passaggio da un Sistema o Paradigma ad un Diverso Sistema o Paradigma e conseguentemente un Momento di Decisione.

Le Crisi come ebbe a dire alcuni giorni or sono il Presidente Monti in una conferenza, poi profondamente travisata sui Social Network, è l’Occasione Storica per operare dei Cambiamenti Profondi, delle Trasformazioni Radicali di Sistema / Paradigma.

La Crisi può, dunque, essere interpretata come il Momento Propizio per operare una profonda e radicale trasformazione dei processi strutturali, ovvero, economici come di quelli sovrastrutturali ideologico – culturali ed istituzionali.

Il Sistema Neo-Liberista può essere definito, utilizzando una struttura linguistica di matrice trotzkysta a me cara, come quel Sistema che si fonda sulla Rivoluzione Permanente poiché mal sopporta ogni forma di rigidità sia essa Istituzionale od Operativa; la Rivoluzione è in fondo un Processo di Crisi che investe ogni aspetto della vita individuale come di quella associata con la differenza rispetto ad altri processi rivoluzionari che non si coagula entro una nuova definizione delle Istituzioni ma procede continuamente per Fratture e Salti che generano discontinuità radicali.

Le Democrazie Classiche fondate sul Parlamentarismo di origine britannica necessitano nel loro intimo di un rapporto privilegiato tra territorio e rappresentanza politica, tra collegio elettorale e deputato/senatore, dunque su forme di localismo che divengono nell’Assemblea Parlamentare momenti di costruzione dell’Orizzonte Generale (Nazionale) entro cui si operano scelte e si elaborano compromessi tra interessi e “visoni del Mondo” tra loro contrapposte.

Il Liberismo su tali strutture provoca uno Tsunami poiché all’estrema flessibilità e rapidità assomma la non-territorialità essendo per intima natura Globale. I capitali finanziari sono leggeri, non oberati dalle appartenenze territoriali e culturali, virtuali la massa degli scambi globali supera di gran lunga la massa monetaria circolante. Se tali processi debbono essere governati non possono esserlo da Strutture Rigide per cui la Democrazia, che è essa stessa Ideologia come bene dimostra Canfora in un suo prezioso lavoro di alcuni anni or sono, si trova a dover fronteggiare una Crisi radicale del suo Essere medesimo.

Non ho la ricetta per superare tale situazione ma posso tentare di delineare alcuni elementi, o meglio alcune tendenze possibili per la Democrazia nella Crisi Globale:

- Superare il Parlamentarismo con Agenzie di Regolamentazione Sovranazionali trapassando così dall’Era dei Legislatori all’Era dei Regolamentatori /Decisori

- La Società Civile per la prima volta dopo la Rivoluzione Francese può e deve divenire attrice fondamentale del proprio auto-governo mediante l’assunzione in forma associata ed economica di pezzi dello Stato, ad esempio gestione associata del Welfare dagli asili nido alla manutenzione ambientale, lasciando così allo Stato esclusivamente la salvaguardia della Vita Individuale, della Proprietà e della Libertà.

- Superare gli Stati Nazione definitivamente annichilati dalla Globalizzazione mediante Aree Strategiche Integrate, ad esempio il Sistema Portuale del Mediterraneo Nord-Occidentale con il suo retroterra Industriale e dei Servizi interconnesso con altre aree strategiche mediante il Corridoio 5 ed ancora sempre a titolo di esempio il ruolo che Napoli ed Algeri possono svolgere in un sistema integrato Euro-Mediterraneo.

La Democrazia che conosceremo non sarà più quella di matrice Illuministica che dopo oltre due secoli è veramente stremata ma una diversa e complessa forma di regolamentazione e decisione dei rapporti sociali ed economici in cui Agenzie di Regolamentazione e Società Civile dialogheranno e si scontreranno e decideranno in Autonomia.

Alcune note circa il Suicidio
post pubblicato in pensiero critico, il 30 novembre 2011


Alcune note circa il Suicidio

Ashford, agosto 1943, una giovane donna malata gravemente di tubercolosi giace pallidissima in un letto, il suo corpo minuto appena increspa le lenzuola, accanto a lei un padre gesuita conversa sommessamente. Quella giovane donna è Simone Weil, una delle più intense e tragiche pensatrici del Novecento; le sue drammatiche condizioni di salute sono aggravate dal rifiuto del cibo e dei liquidi che Ella oppone testardamente e risolutamente. Ella ha posto in essere un “rituale di morte”, un antico rito di morte, risale ai Catari o Albigesi, che dir si voglia, l’”Endura”. Levì Strauss, che bene la conosceva ebbe a dire che tutto in lei era eccessivo, con lei funzionava solo il tutto o niente. Professoressa di Liceo e quindi Universitaria abbandona tutto e divine manovale in una fabbrica metallurgica prima e alla Renault poi per condividere sino in fondo la condizione di alienazione e di stenti delle classi lavoratrici…ora ad Ashford si va deliberatamente spegnendo per sperimentare e vivere sino in fondo la condizione degli Ebrei nei campi di sterminio. Simone Weil ebrea affascinata dalla Passione di Cristo a cui aderisce con tutta se stessa, mai convertita al cattolicesimo decide, lucidamente, di aderire al destino del suo Popolo e di fare di questa adesione estrema e radicale un grido di battaglia. Morirà il 24 Agosto dello stesso anno.

“Di fronte al fallimento radicale dei miei sogni, dei miei ideali non posso e non voglio continuare a vivere, non è che io non ami la vita, non è che io non voglia amare ed essere amato, ma non posso continuare a vivere, non posso continuare ad amare quando tutto ciò che per me era significativo e importante è definitivamente falsificato dalla Storia”, così un giovane militante di Autonomia Operaia nel 1979, aveva 24 anni e con questa brevissima nota spiegava la sua scelta di togliersi la vita.

Ho pensato sovente, anche recentemente, al Suicidio, non perché colpito dalla depressione. Ho vinto la mia battaglia contro i “Demoni Urlanti” della mia anima profonda, li ho resi amici, non domati, ho stabilito con loro un rapporto dialogico, ho riconosciuto che sono, che io sono, “una Comunità” e non un Solitario e che di questa Comunità fanno parte anche i Demoni, anche i “Personaggi” Auto-Distruttivi. Ma il Suicidio mi si è posto più volte all’ordine del giorno dei miei pensieri come atto di Sovranità su me stesso ed allo stesso tempo come Rivolta Ultima ed Estrema verso una condizione di sconfitta, di resa al Mondo ed alle sue contraddizioni, di resa al Mondo ed al suo caracollare verso il Nulla. Mi sono sempre trattenuto dal “levar la mano su di me” per il disprezzo che il pettegolezzo mi provoca. Cesare Pavese conclude il suo biglietto di addio con queste parole “non fate troppi pettegolezzi”. Ecco divenire oggetto di pettegolezzo mi irrita, soprattutto perché a differenza di ora, non potrei rispondere per le rime, sarei abbandonato alla chiacchiera altrui.

Nella cultura antica l’atto di levar la mano su se medesimo fu assai praticato, in Giappone venne codificato, ritualizzato nel Seppuku praticato dagli Uomini di Dovere, che questo significa il termine Samurai. Mishima il 25 Novembre del 1970 si suicidò in diretta televisiva seguendo l’antico rituale dei Samurai, assistito dal suo Amante che dopo che lui si aprì il ventre con un colpo di katana gli spiccò la testa dal collo.

Il suicidio, dunque, quale gesto artistico di estrema rivolta, il suicidio quale atto di Moralità Altissima che spacca simbolicamente il Mondo e costringe gli Altri a prendere posizione, a cessare di essere massa, zona grigia, per divenire Uomini, Individui che pensano e valutano. Il suicidio come atto Politico che con una violenza estrema strappa gli Altri alla loro alienazione alla loro dimensione di Oggetti per trasformarli in Soggetti. Il rogo auto-imposto dai Bonzi contro la Guerra che stravolgeva e devastava il Viet Nam, il rogo auto-imposto da Jan Palak nella Praga invasa dalle Armate Sovietiche esprimono una Moralità Estrema e, quindi, il suicidio diviene arma di lotta, diviene atto di Amore, quasi Immolazione Eroica.

V’è poi un Suicidio Minimo, che non è eroico, che non esprime Moralità e Rivolta, ma denuncia la stanchezza, la fragilità tutta umana di fronte ad un’accanirsi della sorte, di fronte all’impossibilità di continuare l’avventura esistenziale. È questo il suicidio del quotidiano che più mi turba, che più mi colpisce, poiché è il segno di una sconfitta collettiva, di un venire meno della Comunità alla sua funzione.

La Decadenza Europea
post pubblicato in pensiero critico, il 26 novembre 2011


La Decadenza della Vecchia Europa

“L’Euro non arriverà al nuovo anno” questa la fosca e realistica profezia di Attaly, già Consigliere Economico di Mitterand. L’Europa già da molti anni, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha perso la sua “Centralità Mondiale” ma i suoi governi, non importa se Conservatori o Socialisti hanno sino ad ora pensato, operato, costruito politiche economiche e “dottrine” sociali come se l’Europa fosse ancora centrale, come se l’Europa esistesse per davvero e non fosse una pretenziosa finzione burocratica.

I Governi Europei stanno marciando verso il baratro politico, sociale, economico e prima di tutto culturale ed antropologico tra proclami, vertici, pretenziosi summit di improbabili direttori credendo di poter comporre i cocci di un vaso andato in frantumi, immaginando di poter costruire cortine fumogene attraverso cui riprodurre all’infinito la finzione.

I “Capitali senza Patria e senza Anima”, i Mercati Globali, hanno con la loro azione gridato che la “Vecchia Regina è Nuda” e la sua Nudità è Sconcia a nulla vale il belletto, a nulla vale il trucco se non a renderla ancor più sconcia come una meretrice di strada.

La vitalità, magari dionisiaca e furibonda come quella di un satiro, oggi dimora nell’Altrove, in quella regio ubi sunt leones (la regione dove ci sono i leoni), in quelle che dalla nostra altezzosa decadenza chiamiamo con sussiegoso disprezzo: Terzo Mondo, o Mondo Arabo – Islamico, le convulsioni che attanagliano il Nord Africa Arabo-Islamico, il Medio e Vicino Oriente, le disperate rivolte popolari per la Democrazia o quanto meno per la possibilità di essere Governati da Regimi che non siano espressione delle Ideologie e delle Visioni del Mondo di matrice Occidentale ma prodotti culturali ed ideologici afferenti alle culture dei popoli che li esprimono, ci indicano i Luoghi Geografici ed i Territori Semantici del Nuovo, della Novità.

La dissoluzione dell’Idea Europea e della sua capacità di divenire Modello Generale si appalesa nell’ormai chiara volontà di abbandonare la Grecia, certo dal punto di vista economico, delle esportazioni, dell’incidenza mercatista, la Grecia ha lo stesso peso di una Regione Avanzata italiana, ma può l’Europa fare a meno della Grecia? Può l’Europa abbandonare la propria Madre Spirituale al suo Destino? Quale Europa ne risulterebbe? Una costruzione tutta centrata sui valori economici, cioè quella costruzione che oggi segna definitivamente e radicalmente non solo il suo limite ma il fattore di maggiore decadenza.

L’Europa se vuole sopravvivere alla propria Crisi Paradigmatica e Sistemica e da essa trarre le ragioni della sua Rinascenza altro non può fare che trasformarsi in un Laboratorio Avanzato di Ideazione e Costruzione Sociale, Culturale, Antropologica, Economica Aperto. L’Europa, dunque, come Luogo della Sperimentazione della Società Aperta di Popperiana memoria e quindi come luogo generale di elaborazione teorica e applicazione pragmatica, in una inesausta circolarità di teoria e praxis, della Big Society.

Solo mediante una ristrutturazione del Paradigma Generale dell’Europa saremo in grado di contrastare e domare i Mercati ed allo stesso tempo di impedire la dissoluzione di quel pochissimo di Unità Continentale che si è realizzato.

La dissoluzione dell’Euro, il ritorno alle Monete Nazionali, segnerà irreversibilmente il rinascere dei Nazionalismi, dell’autoritarismo politico e sociale che sempre si accompagna alla debacle dei grandi sistemi economici; ovvero alla fine della Civiltà Europea, fine dovuta non ai Mercati ma alla stupidità delle Elite Burocratico – Politiche Europee.

Resignation Slow
post pubblicato in pensiero critico, il 9 novembre 2011


Resignation Slow

Amavo la discoteca, quando età e fisico me lo consentivano, ed amavo un brano musicale: Andamento Lento, mi piaceva ballarlo mi piaceva ascoltarlo, l’infinita “epica” berlusconiana è giunta alle Dimissioni Lente ovvero all’Annuncio delle Dimissioni,non alle Dimissioni effettive, d’altro canto l’Annuncio è la cifra del Berlusconismo. Nessuno dica che Berlusconismo e Liberismo sono la stessa cosa, il Berlusconismo è in primo luogo costruzione lessicale, narrazione a cui non segue mai l’Agire, se non un Accadere meta-reale, quasi metafisico, sicuramente diabolico poiché rende impossibile ciò che era stato annunciato.

Berlusconi annuncia le Dimissioni ed inizia la sua Campagna Elettorale, di fatto da oggi il Paese è in Campagna Elettorale e quindi lunghe e drammatiche ombre si allungano sulla Legge di Stabilità e il Maxi Emendamento alla stessa, mentre la Commissione Europea ci chiede una Manovra Aggiuntiva. La Legge di Stabilità ed il Maxi-Emendamento, sui cui contenuti vi è una sorta di mistero trinitario, diverrà lo strumento elettorale attraverso cui tentare il ritorno per interposta persona del Cavaliere al centro della Politica.

Appare chiaro a tutti che, ictus oculi evidente, che il Pallino del Gioco è ancora nelle sue mani, ed è per questo che i Mercati senza Cittadinanza e senza Anima ci massacrano, mentre sto scrivendo lo Spread è a 575, le borse sembrano Zero Giapponesi in picchiata e non si intravvede una qualche razionale via d’uscita.

Le Elezioni dovranno essere rapidissime, perché verso di esse corriamo, entro Gennaio o Febbraio, e si svolgeranno con questa sciaguratissima Legge Elettorale, per cui quello che dovrebbe essere un Parlamento Costituente sarà di nuovo un Parlamento di Nani e Ballerine, un Parlamento di Nominati e non di Eletti, un Parlamento come i Mercati senza Cittadinanza e Senza Anima, di donne e uomini che guarderanno a sé, ai propri destini, che di conserva passeranno da uno schieramento all’altro nello stile del peggior trasformismo.

Alla fine di questo percorso, che appare ineludibile se guardiamo allo spettro delle Forze Politiche che puntano alle Anticipate, non vi potrà essere altro che il Fallimento dell’Italia non solo dal punto di vista economico, ma antropologico, e con il fallimento dell’Italia, il fallimento del Progetto Europeo. Siamo agli ultimi giorni di Pompei, alle convulsioni finali.

Compriamoci il Debito
post pubblicato in pensiero critico, il 5 novembre 2011


Contro la Paura compriamoci il Debito

Ieri, 4 Novembre giorno dell’Unità Nazionale, Giuliano Melani sul Corriere della Sera ha lanciato un appello così sintetizzabile: Compriamoci il Debito, ieri a tarda sera una carissima amica veneziana su face book mi inviava un messaggio in cui con orgoglio mi annunciava che stava per comprare un pezzo del Debito Pubblico.

L’Italia, a causa del Governo di Centro-Destra presieduto da Silvio Berlusconi, soffre in modo drammatico di una Crisi di Fiducia, l’Italia, cioè non è considerata credibile sul piano internazionale, il nostro spending è uguale a zero, a breve verranno nel nostro Paese gli Ispettori del Fondo Monetario Internazionale per monitorare, non certificare, l’Azione di Governo in merito alle necessarie e dolorosissime riforme economiche. La Lettera della BCE a firma Trichet – Draghi inviata a Luglio de facto costituisce un Programma Commissariale di Governo che chiunque succeda a Berlusconi dovrà applicare. La Sovranità Nazionale è compromessa non per un atto politico, per una scelta di intelligente cessione di quote di Sovranità all’Europa, ma per una Necessità Tecnocratica della Banca Centrale Europea onde evitare peggiori rischi all’Euro, all’Unione, alla Pace Europea.

Siamo all’Otto Settembre della Repubblica e non per una sconfitta militare bensì per l’assoluta insipienza delle forze Politiche Italiane che per interessi di fazione hanno reso la transizione italiana un pantano in cui tutto e tutti veniamo risucchiati.

Come nel Risorgimento e durante la Resistenza sono i Cittadini e le Cittadine gli Estremi Difensori della Repubblica e dello Stato, aldilà delle contrapposizioni, al di sopra delle Fazioni siamo chiamati a divenire protagonisti del Salvataggio dello Spazio Comune di Democrazia che i nostri Padri hanno conquistato con il Ferro e con il Fuoco.

Se le Forze Politiche non sono in grado di costruire un Progetto Credibile di Rinascita Democratica ed Economica noi Cittadini e Cittadine assumiamo nelle nostre mani il nostro Comune Futuro in uno sforzo drammatico ed allo stesso tempo esaltante.

I Mercati Finanziari non conoscono cittadinanza e ad ogni stormir di fronda precipitano nella paura ebbene se un Popolo si unisce e compra il Proprio Debito Sovrano e diviene così Proprietario della Repubblica nessuno Speculatore Internazionale potrà sfiduciare l’Italia e insieme costruiremo nuovi processi di cittadinanza e insieme potremo elaborare un diverso modo di concepire le relazioni tra Stato e Cittadini, giacché noi saremo i Proprietari dello Stato. Anziché invocare il default, anziché abbandonarci alla Sterile Indignazione, Protagonisti della Crisi e della Rinascita.

Contro la Paura e per una Democrazia Avanzata compriamoci il Debito

Per il Primato della Politica
post pubblicato in pensiero critico, il 4 novembre 2011


Per il Primato della Politica

Gli odierni capitali privi di cittadinanza ad ogni stormir di fronde fuggono dalla Francia in Inghilterra, dall’Inghilterra negli Stati Uniti e poi ritornano in Francia e di lì si salvano nella Svizzera e poi nell’Olanda e di nuovo negli Stati Uniti e ad ogni fuga cagionano disastri nelle borse, guastano i corsi delle monete, fanno sussultar prezzi e redditi, provocano malcontenti e sommosse e rivoluzioni politiche. Fatto gigante e nuovo, per cui si invocano disciplina e freni internazionali ad evitare che la nave del mondo coli a fondo

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/luigi-einaudi#ixzz1ck6Pf2NE

Prendo le mosse per scrivere questa nota da un prezioso, quanto intelligente, articolo apparso su “Linkiesta” alcuni giorni or sono (vi invito a leggerlo per intero cliccando sul link).

La citazione di Luigi Einaudi è tratta da un lavoro del 1936 rintracciabile in un breve articolo dal titolo: “Tema per gli Storici dell’Economia” pubblicata nella Rivista Italiana di Economia.

“Gli odierni capitali privi di cittadinanza” Einaudi esordisce con una constatazione, i capitali non hanno cittadinanza, o meglio non hanno più cittadinanza, se questo fu vero nel 1936 oggi è ancor più vero, i capitali ed in particolar modo i capitali virtuali della finanza globale non hanno rapporto con i territori, non hanno rapporti con la Storia dei Territori e di coloro che su quei territori vivono, sperano, amano, lavorano, mentre la Politica esprime, o dovrebbe esprimere, la Storia, la Vita, la Cultura, le Aspettative e dunque le Speranze delle Genti che dimorano in un determinato Spazio Ambientale, ove per Ambiente si intende non solo e non tanto l’Habitat Naturale quanto questo più le costruzioni culturali e politiche che in esso, su di esso, contro di esso si sono sedimentate.

Abbiamo un primo “drammatico” jato tra Economia e Politica: l’Assenza di Cittadinanza a cui la Politica deve far fronte, dovrebbe far fronte ripensandosi almeno dal punto di vista della Dimensione della Cittadinanza.

Il vero punto debole dell’Eurozona non è tanto la mole del Debito Sovrano collettivo quanto l’Assenza di Politiche Fiscali e di Sviluppo Comuni; la Banca Centrale Europea de facto si trova ad operare in regime di supplenza, ed opera secondo criteri tecnici consoni alla sua natura, Ella non può supplire politicamente ad un deficit di Governance Europea. Quando venne creato l’Euro non venne creata un’Autorità Politica Europea che definisse eguali Politiche Fiscali ed eguali Politiche Industriali e Finanziarie di Sviluppo.

L’assenza di Politiche Comunitarie Fiscali e di Sviluppo ingenera nei Mercati Finanziari crisi di Fiducia sull’azione di governo delle singole entità statuali.

Appare, dunque, inutile se non dannoso rincorrere i Mercati con Misure che gravano sulla Qualità della Vita dei Cittadini e delle Cittadine e soprattutto che ingenerano nel lungo periodo quelle condizioni di depressione strutturale che storicamente hanno spalancato le porte ai regimi totalitari vissuti però come Soluzioni Messianiche alle crisi strutturali del Capitalismo Finanziario; ciò che occorre è un superamento radicale del dato di fatto: la debolezza strutturale della Politica. Occorre, allora, ri-pensare il Primato della Politica in chiave continentale, dando forma cogente ad una Istituzione Politica Europea che Diriga la Politica Fiscale e la Politica Economica. In secondo luogo riaffermato il Primato della Politica si dovrà ri-negoziare il Debito Sovrano, dei singoli stati nazionali, escludendo la Spesa Sociale, la Spesa di Investimento, dalla negoziazione finanziaria ed allo stesso tempo impegnare i singoli stati nazione a ri-formare in chiave liberale le loro Costituzioni e le forme del loro decidere politico.

Crisi Finanziara, Democrazia: un rapporto impossibile?
post pubblicato in pensiero critico, il 3 novembre 2011


Crisi Finanziaria, Democrazia: un rapporto impossibile?

La Crisi Finanziaria pone alcuni serissimi problemi che vengono ampiamente sottaciuti dai commentatori economici come da quelli politici: il rapporto tra economia finanziaria e Democrazia Rappresentativa.

L’allarme, anzi il panico, scatenatosi per il semplice annuncio da parte del Governo Greco, o meglio del suo Presidente, di voler procedere ad un Referendum Popolare per approvare “il Piano Europeo di Aiuti”, che richiede misure pesantissime a carico dei cittadini e delle cittadine greche, ne è il segnale più estremo ed allo stesso allarmante. La Democrazia Rappresentativa e l’Economia Finanziari paiono non solo non essere compatibile ma essere rispettivamente antagonisti. Infatti l’Economia Finanziaria si connota per l’estrema velocità del decidere ed allo stesso tempo per la sua “irresponsabilità”, le Grandi Compagnie Finanziarie rispondono esclusivamente ai loro Azionisti, ovvero a Portatori di Interessi, mentre la Democrazia Rappresentativa risponde non a portatori di interessi ma ai Cittadini ed alle Cittadine che si sono federati, associati, per veder garantiti i loro diritti sociali, politici, economici, esistenziali e si sono associati sulla base di un Patto Costitutivo: Costituzione che non è eludibile né nei suoi principi ispiratori né nelle sue Procedure per quanto possano essere rigide e farraginose.

L’Articolo 3 della Costituzione Repubblicana in combinato disposto con l’Articolo 1 pongono un limite ed un argine assoluto, non valicabile, a quanto, qualsiasi Governo della Repubblica, può decidere in materia Economico-Finanziaria.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” Articolo 3 comma secondo

L’Articolo 1 recita: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

La Centralità della Repubblica e della Costituzione è il LAVORO, ovvero le forze del Lavoro, lavoratori e sistema delle imprese manifatturiere come commerciali, non la Finanza o la Speculazione Finanziaria. Compito della Repubblica è, poi, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…, l’Economia riceve, dunque, una precisa missione: Fornire alla Repubblica le risorse e gli strumenti per realizzare il pieno sviluppo della Persona Umana, fondamento naturale della Cittadinanza.

Le misure che l’Esecutivo, qualunque Esecutivo, assume per far fronte alla gravissima e drammatica Crisi Finanziaria non possono prescindere dal Dettato Costituzionale, diversamente esse non solo sono illegali ma pongono l’Esecutivo e le Forze Parlamentari fuori dal Quadro Costituzionale e dunque fuori dalla Democrazia.

L’Ora che suona è densa di incognite estreme quanto potenzialmente capaci di stravolgere la convivenza civile fondata sul Patto Costituzionale aprendo così la strada o all’Autoritarismo oppure all’Avventura.

Gesù, il Dio Cristiano,l'Invenzione
post pubblicato in La Morte del Sacro nella Contemporaneità, il 25 ottobre 2011


Gesù, il Dio Cristiano, l’Invenzione.

Suscita una qualche discussione ed anche un profondo interesse il libro in uscita di Paolo Flores d’Arcais circa “l’Invenzione del Dio Cristianoagile e snello libretto polemico, o meglio il cui obiettivo polemico è il secondo volume di Josef Ratzinger della vita di Gesù, debbo dire che non ho, per scelta, letto i due volumi scritti dal Papa Regnante e che non leggerò il “saggio” di Paolo Flores d’Arcais, innanzitutto perché non riconosco al secondo titolo per investigare la genesi del cristianesimo ed in secondo luogo perché sin dal titolo mostra i segni di una malafede profonda. Travisa, infatti in modo volgare, il termine “Invenzione”, utilizzandolo in chiave “politica” o meglio con una lettura politica, di critica politica non tanto al cristianesimo quanto e piuttosto al Papa Regnante, colpendo però, in questo modo non tanto la Religione Ufficiale, quanto e piuttosto la Fede dei Credenti in Cristo senza per altro apportare nulla di nuovo ed originale al dibattito teologico.

Invenzione: latino inventionem da inventus (participio passato) da Invenire: trovare investigando, dunque: Scoperta di una cosa nascosta e non ancora conosciuta. L’Invenzione è dunque il frutto di un’Indagine, di una ricerca non il frutto di un’operazione di fantasia, o di una costruzione ideologica finalizzata al conseguimento di un profitto fraudolento. Dal punto di vista etimologico definire il Cristianesimo Invenzione è corretto, infatti il Cristianesimo non è una Religione Organizzata a tavolino ma una Ricerca che conduce alla Scoperta di qualcosa di non ancora noto o di noto solo in parte.

Il Dio Cristiano è un’Invenzione, la Fede in Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo è il frutto di una Ricerca Profonda che ha origine nel Circolo dei suoi Seguaci sin da subito ed il cui primo frutto sono gli Evangeli, le Lettere Paoline, e tutta la Letteratura neo-testamentaria accolta nel Canone ed extra-canonica (cosiddetti evangeli apocrifi) su cui poggiano i Dogmi elaborati nei Primi Quattro Concili, Dogmi che possono essere letti e considerati come il disseccamento gnomico della Ricerca di Fede compiuta dalle Comunità Cristiane nei primi tre/quattro secoli di vita.

L’Invenzione del Dio Cristiano è un’operazione che non può trovare conclusione; oggi come ieri siamo chiamati come Credenti in Cristo a rendere ragione della nostra fede innanzitutto a noi stessi, nel nostro tempo, in questa chiave siamo chiamati ad invenire l’In-Edito Cristiano, costruendo così una tensione dinamica tra il Cristianesimo nella sua Forma Formalizzata ed il Cristianesimo nel suo essere Potenza Dinamica che In-Forma, che forma dentro, il Mondo quale esso appare/è fatto apparire dall’Ekumene Umana nella sua concretezza problematica.

Indagare il sitz im leben in cui sono stati composti gli Evangeli come gli scritti Paolini e gli altri scritti neo-testamentari deve essere finalizzato alla Composizione Oggi del Buon Annuncio, la Comunità Cristiana è tale se oggi è Comunità Redazionale, Comunità, cioè, che redige il Buon Annuncio del Patto tra Dio e l’Uomo, non l’Uomo Astratto, teoretico, ma l’Uomo e la Donna in carne ed ossa, che cammina le strade della Storia, dell’Economia, della Politica, della Ricerca Scientifica.

Lo Scandalo Cristiano, deve tornare ad essere centrale nell’Invenzione del Dio Cristiano Oggi. E lo Scandalo Cristiano si chiama Incarnazione: il Totalmente Altro si consuma nel Totalmente “Presente” con un atto di Assoluta Volizione – Libertà sino a “Gustare la Morte”. In Cristo Gesù, Verbo di Dio fattosi carne, l’Ineffabile, poiché aldilà della possibilità di dizione umana, e il Totalmente Dicibile divengono Una Cosa Sola. Mentre io guardo il mio deperire nel Tempo in me Dio si coglie nel Suo deperire nel Tempo. In me Dio contempla, per il medium di Cristo Gesù, la Sua Ulteriorità: la Chiesa, intesa, sia ben chiaro, non come localizzazione e localizzata e neppure come astrattamente Universale, ma come Corpo Reale che qui ed ora Inventa il Dio Cristiano.

Del Primato della Libertà
post pubblicato in diario, il 20 ottobre 2011


Del Primato Morale della Libertà

Muhammar el Gheddafi è morto, ammazzato forse con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato ferito in combattimento alle gambe, ma non è importante il come è morto ciò che più conta è la fine di un Regime durato quarantadue anni … fine di un regime? Quando un Regime dura quarantadue anni, quando un Satrapo domina sul proprio popolo per quasi mezzo secolo occorre porsi una domanda: Quanti di coloro che oggi hanno rovesciato il regime con esso si sono pasciuti? Quanti di coloro che oggi celebrano la Morte del Tiranno alla sua tirannia sono stati organici? E se queste domande sono legittime per i vertici, altrettanto legittime sono per la base.

Le Dittature, le Tirannie Personali come dei Partiti Totalitari corrompono i Popoli, nulla come la Deprivazione della Libertà uccide nel Popolo l’istinto morale e rende impossibile qualsivoglia espressione etica.

La Tirannia si fonda sempre su: A) processi di omologazione, B) Conformismo mortifero di ogni espressione individuale di sperimentazione, C) processi di deresponsabilizzazione di massa, D) costruzione di sistemi di potere fondati sulla coppia: ricatto/corruzione, E) annientamento di ogni forma di creatività politica e quindi di dinamismo sociale.

A livello internazionale quanti governi democratici hanno sostenuto, vezzeggiato, dialogato con i regimi totalitari? Quante associazioni politiche e sociali ed addirittura religiose progressiste in nome del terzomondismo hanno sostenuto e sostengono Regimi Criminali? Quali danni producono nelle società libere e democratiche le connivenze istituzionali e della società civile con le tirannie?

Mazzini negli anni quaranta dell’Ottocento scrisse, in una intensa e drammatica lettera da Londra, che la Libertà è l’unica grande forza educatrice dei popoli, cooperare dunque con quei reggimenti politici che negano la potenza educatrice della Libertà implica una diminuzione di essa nei propri Paesi, nelle proprie Società.

Si costituisce così un Diritto dei Cittadini e delle Cittadine ad esigere da parte dei propri governi democratici la rottura delle relazioni politiche, economiche, di cooperazione militare e diplomatica con i regimi totalitari, chi nei nostri Paesi Democratici e Liberi costruisce rapporti positivi con le Dittature mina la nostra Democrazia e la nostra Libertà poiché non solo realizza compromessi ignobili ma deve, per potersi giustificare di fronte al proprio corpo elettorale, mentire circa la reale natura dei regimi con cui coopera o sottacere la verità circa la condizione del rispetto dei Diritti Umani e Civili in quei Paesi, ed inoltre isola coloro che a rischio della loro vita lottano senza compromessi contro i regimi che li opprimono.

Porre come centrale nell’Agenda Politica Internazionale i Diritti Civili e Umani significa porre la Politica e la Libertà quale fondamento generale delle Relazioni Politiche e quindi dell’Economia oltre che dare fondamento etico all’agire politico.

Se realmente vogliamo riaffermare il Primato della Politica sull’Economia correggendo così le storture drammatiche dei processi finanziari abbiamo il dovere di affermare il Primato Morale, dunque Storico, della Libertà, senza compromessi e senza reticenze.

l'Altro Volto
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2011


L’Altro Volto

Confesso, con un certo imbarazzo, di essere un privilegiato; vivo in un piccolo paese della provincia profonda del Piemonte, poco distante da casa mia i boschi, di fronte a casa mia aldilà della Casa Comunale la montagna con i suoi castagni, le pinete, il tutto a meno di trenta chilometri dalla Città. In paese conosco tutti, o quasi e tutti, o quasi conoscono me, vivo dunque in un contesto di piena integrazione e la mia esistenza si è costruita una relazione alta con il proprio habitat eppure …

Eppure non mi sono meritato tutto ciò, l’ho trovato quando stanco della città sono tornato alla casa avita, alla casa dei miei nonni con la vecchia stufa che magari fuma un po’, che ogni tanto fa le bizze ad accendersi, ma che mi ripaga con il suo scoppiettare, con il suo calore sano e profumato dell’odore dei boschi d’autunno eppure come una melanconia mi brucia dentro.

Nell’eremo, voluto, cercato, amato della mia casa, della casa dei nonni che così tanta vita ha visto passare, il Mondo mi si manifesta come un “fantasma”, come una “apparizione” un po’ bislacca, a volte turpe altre truce altre ancora strenuamente erotica, di quell’erotismo illanguidito da romanzo popolare dell’ottocento francese. È facile nel mio eremo costruire percorsi di pensiero, magari passeggiando nella brughiera che contorna il fiume … ed è proprio contemplando lo scorrere dell’acqua che Eraclito è venuto a bussare alla mia porta: Tutto scorre … vecchio oscuro Maestro mi interpelli proprio mentre osservo un airone cinerino tagliare in due l’orizzonte d’acqua e pietra del fiume, altre parole dell’Antico Padre della Filosofia mi si rincorrono in greco nella mente ma non saprei scriverle su un computer non ricordo accenti e spiriti, mi è difficoltoso usare il front della lingua greca e dunque le restituisco nella lingua della mia parlata quotidiana: La guerra è madre di tutte le cose … Solo per il medium della Guerra gli Enti si affollano all’esser-Ci, sgambettando, sgomitando, tirando pugni sotto la cintola, come i pensieri gli Enti si contendono il sole morente, sempre morente, dell’essere qui ed ora.

Su questo argine di pietra fatto costruire da mio zio quando fu Sindaco del Paese la Guerra cessa di essere fragore che devasta i sensi, le granate quando esplodono provocano una sorta di inibizione sensoriale sicché al loro esplodere il mondo perde i colori e diviene bianco e nero, è pura del puzzo di morte, di cadavere insepolto che ti si appiccica sugli abiti e non riesci più a toglierlo, ti impregna i capelli che neppure con il sapone più profumato te lo togli di dosso e ti puoi permettere di credere che quel Volto della Madre di tutte le Cose sia il suo unico volto. Ti puoi permettere di credere che la constatazione di Eraclito non sia la Maledizione che grava sull’Occidente sin dal suo albeggiare coscienziale nelle colonie Greche d’Asia Minore e della Magna Grecia Siculo – Calabra …

Mentre ancora discuto con l’Antico Maestro del Pensiero d’Occidente si intromette con i suoi baffoni, il cappello, la marsina inappuntabile, il bastone da passeggio Nietzsche: la Compassione è vizio. Sobbalzo sull’argine noto, che fa da confine tra il reale del mio respiro raffreddato e il sublime naturale che inclina al trasecolare del sogno così da rendere possibile l’incontro tra il Primo e l’Estremo … La Compassione è vizio, cos’è,dunque, virtù? Guardare l’Abisso con occhi limpidi senza tema che l’Abisso guardi in Te.

È l’Abisso quel Luogo ove i Possibili ancora si contendono l’Apparire qual Mondo delle Cose e dei Fatti ed ancora l’Abisso è quel Luogo ove i Possibili reclamano i Compiuti come quando ti sporgi da un ponte e senti il vorticare dell’acqua che ti chiama, che ti vuole, che qual sirena antica ti seduce e vorrebbe indurti al lascivo mortale accoppiamento.

La Compassione come insegnano i maestri d’Oriente è l’accettazione del Reale così quale è, l’abbandonarsi all’Armonia Disarmonica del Mondo senza alcun giudizio, tutto ciò è vizio giacché Io sono l’Apparire del Mondo nella sua tragica sacralità, che il Sacro ed il Tragico sono la medesima Sostanza, e nella sua estatica sublime naturalità che tutto distrugge e rinnova.

A casa mi attende la premura di una zia fuori dal Tempo ed una tazza fumante di fragrante tisana.

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